Tra i capolavori in mostra, troviamo le opere più care all’artista che egli stesso conservava nella sua ultima dimora di Giverny.
Quella di Claude Monet è una mostra che sconcerta, conquista, che lascia senza fiato, capace di emozionare con semplici soggetti: fiori, alberi e ninfee.
di S.L.P.
Se siete a Roma o desiderate andarci e volete vivere una giornata all’insegna dell’arte, non potete perdervi la grande esposizione internazionale interamente dedicata a Claude Monet.
In mostra dal 19 ottobre fino all’11 febbraio 2018, presso la sede del Complesso del Vittoriano – Ala Brasini – possiamo ammirare 60 opere del padre dell’Impressionismo provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi.
Tra i capolavori in mostra, troviamo le opere più care all’artista che egli stesso conservava nella sua ultima dimora di Giverny.
Dalle celebri caricature della fine degli anni 50 dell’800 con cui guadagnò i primi soldi e divenne quasi un personaggio nella sua città natale, Le Havre, passando per i paesaggi rurali e urbani di Londra, Parigi, Vètheuil, Pourville, e delle sue tante dimore, inclusa una parentesi in Liguria testimoniata dal dipinto del castello di Dolceacqua.
Protagonisti anche i ritratti dei figli e le famosissime tele dedicate ai fiori del suo giardino, costruito abilmente negli anni al punto che ebbe a dire che se non avesse fatto il pittore sarebbe stato giardiniere e che senza i fiori non avrebbe dipinto.
La mostra presenta molteplici sfaccettature del lavoro di Monet, egli trasformò la pittura “en plain air” in rituale di vita e riuscì a tramutare i colori in tocchi purissimi di energia, riuscendo nelle sue tele a dissolvere l’unità razionale della natura in un flusso indistinto, effimero, eppure abbagliante.
La Mostra è divisa in sezioni.
“Una famiglia, un museo”. Nel 1966 il museo Marmottan, eredita il primo fondo mondiale del capofila dell’impressionismo. Al Complesso del Vittoriano vengono esposte, per la prima volta, cinquantasette opere tra disegni e dipinti che illustrano il percorso di Monet e l’evoluzione della sua opera, dagli anni giovanili a Le Havre alle ultime tele raffiguranti le ninfee.
Ritratto di Michel Monet neonato (1878-1879), Ritratto di Jean Monet (1880), Ritratto di Michel Monet con berretto a pompon (1880), Michel Monet con maglia blu (1883).
Prima sezione “Caricature”. A Le Havre, Monet si cimenta per la prima volta, intorno ai quindici anni, con il disegno e in particolare con la caricatura. I fogli esposti in mostra sono fra le prime opere conosciute dell’artista tra cui diverse copie di caricature di personaggi del mondo dell’arte apparse sulla stampa nazionale, alle quali il giovane Monet si ispirava per completare la sua formazione.
Vecchia normanna (1857), Un redditiere da un gesso di Cuquemelle (1858), Adolphe d’Ennery (1858), Théodore Pelloquet (1858), Jules François Fleury-Husson detto “Champfleury” (1858), Louis-François Nicolaпe detto “Clairville” (1858), Jules de Prémaray (1858), Giovane donna al piano verticale (1858), Eugиne Scribe (1859), Piccolo Pantheon teatrale (1860).
Seconda sezione “Monet, cacciatore di motivi”. Per tutta la vita Monet nutrirà una grande passione per la pittura di paesaggio. La Normandia dove è cresciuto e i dintorni di Parigi gli offrono alcuni dei suoi primi soggetti. Successivamente l’artista sposta la sua pittura nei dintorni di Argenteuil e di Vétheuil, torna sulla costa normanna fino al suo trasferimento a Giverny, dove segna la sua svolta artistica.
Il treno nella neve. La locomotiva (1875), Effetto di neve, sole al tramonto (1875), Vétheuil nella nebbia (1879), Il castello di Dolceacqua (1884), Clematidi bianche (1887), La spiaggia di Pourville. Sole al tramonto (1882), Barca a vela. Effetto sera (1885), Étretat, falesia d’Amont. Effetto mattino (1885), Barche nel porto di Honfleur (1917), Il ponte di Vervy (1889), Valle della Creuse. Effetto sera (1889), varianti di La Senna a Port-Villez. Effetto rosa (1894), La Senna a Port-Villez. Effetto sera (1894), Ponte di Charing Cross (1899-1901), Londra. Il Parlamento. Riflessi sul Tamigi (1905), Ponte di Charing Cross. Fumo nella nebbia (1902).

Terza sezione “Ninfee”. Nel 1890 Monet acquista la proprietà di Giverny, da quel momento si dedica alla sistemazione della casa, del giardino di fiori e d’acqua. In circa dieci anni crea un paesaggio a sua misura, come un’opera vera e propria fonte d’ispirazione per i suoi soggetti pittorici e dove concentra lo studio dei riflessi della luce sull’acqua.
Ninfee (1907), Ninfee. Studio (1907), Ninfee e agapanti (1914-1917), Emerocallidi (1914-1917), Ninfee (1916-1919), Riflessi di salice (1916-1919), Ninfee (1916-1919), Iris (1924-1925), Le rose (1925-1926).

Quarta sezione “I ponti giapponesi e i salici piangenti”. Fra il 1918 e il 1924, Monet realizza le sue ultime opere. Poco prima di morire sistema per l’ultima volta il suo cavalletto tra i cespugli fioriti della sua proprietà per dipingere la casa vista dal viale delle rose e ne immortala il pergolato di fiori rampicanti in una serie di tele.
Il salice piangente (1918-1919) tele 100,5×100,5cm -100x120cm - 100x100cm, Il ponte giapponese (1918-1919), Stagno delle ninfee (1918-1919), Salice piangente (1921-1922), Il viale del roseto (1920-1922), Il giardino di Giverny (1922-1926), Occhiali impiegati da Claude Monet dopo l’operazione agli occhi (non datati), Pipa appartenuta a Claude Monet (non datata), Tavolozza di Claude Monet (non datata).
Quinta sezione “Pannelli monumentali”. Nel 1905 a Giverny, Monet fa erigere, sopra il ponticello giapponese che attraversa lo stagno con le ninfee, una volta sulla quale crescono dei glicini che ricadono in grappoli. Qualche anno dopo dedica al soggetto diverse tele monumentali.
Ninfee (1917-1919), Glicini (1919-1920)

Ninfee, 1917-1919
Olio su tela, 100x300cm
Parigi Musée Marmottan Monet
© Musée Marmottan Monet, paris c Bridgeman-Giraudon / presse
Quella di Claude Monet è una mostra che sconcerta, conquista, che lascia senza fiato, capace di emozionare con semplici soggetti: fiori, alberi e ninfee.
La mostra è curata da Marianne Mathieu, storico d’arte e vice direttore del Museo Marmottan, incaricata della Collezione Monet, promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai beni Culturali di Roma Capitale, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del turismo e della Regione Lazio. Inoltre è prodotta e organizzata da Gruppo Arthemisia in collaborazione con il Musée Marmottan Monet di Parigi.