Ad un centinaio di metri da via Oberdan (dove sorgeva il suo studio), le opere dell’artista intellettuale “indipendente” Enzo Rossi in mostra a Palazzo della Penna. Tra le sale del museo civico si snoda il viaggio nella vita di colui che, nella seconda metà del Novecento, ospitò nella sua residenza romana artisti e critici di grande spessore della cultura italiana
di Francesca Cecchini
È stata inaugurata nelle sale di Palazzo della Penna la mostra Enzo Rossi. Dal Neocubismo all’Istituto per l’Arte Sacra, esposizione che si muove tra dipinti, ceramiche e disegni dedicati all’artista, educatore ed intellettuale perugino. La seconda tappa di un itinerario espositivo iniziato a Sangemini lo scorso mese di settembre, una collaborazione nata tra i due comuni nel 2014 durante la Giostra dell’Arme. “Una scelta ben motivata – ci spiega Maria Teresa Severini assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Perugia – nata quando mandammo agli organizzatori delle opere di Gerardo Dottori che erano nei nostri depositi”. Una collaborazione tra territori alla quale l’assessore tiene molto perché durante gli eventi culturali sia “l’Umbria a parlare” e non le singole realtà.
Differenze tra la mostra a Palazzo Vecchio di Sangemini e questa a Palazzo della Penna di Perugia?
Rispetto alla mostra di Sangemini questa è più ricca, sono circa una settantina di opere tra disegni, sculture, dipinti e ceramiche, in più ci sono i laboratori, ovvero una sezione di studi di artisti umbri e critici a Villa Massimo che è molto interessante. Villa Massimo fu un crogiolo della cultura a Roma.
Come si sviluppa la mostra?
È una mostra che si articola in tre sezioni ma che rivolge la sua attenzione agli artisti umbri del Novecento (parliamo del secondo dopoguerra in questo caso). È una delle attività che Palazzo della Penna vuol continuare a porgere alla cittadinanza, come abbiamo visto con le esposizioni dedicate a Dottori e a Bettina e Brajo Fuso. È molto importante perché è un excursus di oltre un secolo che è ancora poco considerato dagli umbri e che, invece, va riportato alla giusta attenzione. Enzo Rossi era un artista, un promotore organizzatore (non a caso un liceo artistico a Roma porta il suo nome) ma anche un grande studioso, forse il massimo studioso di arte sacra.
Questo è, dunque, anche un modo per aiutare gli umbri a riconoscere la propria cultura?
Assolutamente sì. La propria cultura, ma anche la propria formazione, perché c’è tutto un settore relativo all’artigianato d’arte. È una mostra ampia e si apre a molte suggestioni: si parla di neocubismo e di arte sacra, quindi, un viaggio cognitivo piuttosto importante.
La mostra Enzo Rossi, figura di spicco del periodo del dopoguerra, si formò a Perugia, città natale, ma fu sempre attivo nella capitale dal 1948, seppur sempre presente nella ‘sua’ Perugia. Non fu solo grande artista, ma anche promotore e organizzatore della formazione artistica a Roma (a lui è intestato il Liceo Artistico Statale di Roma) e studioso dell’arte sacra dopo la riforma liturgica del Concilio Vaticano II. La mostra allestita a Palazzo della Penna – che sorge ad un centinaio di metri da via Oberdan dove Rossi aveva il proprio studio – ospita una settantina di opere dell’artista e sottolinea il momento di formazione, quella neocubista astratta dello studio perugino – con un’inedita esposizione dei ritratti fatti a Lavinia Castellani Albanese da Rossi, Mancini e Brunori in contemporanea – per poi passare alla ‘stagione’ astratto-figurale, le opere di soggetto sacro e i disegni realizzati dal vero (anche questi inediti) nel 1963. Ancora, spazio alla ceramica, tecnica che appassionava Rossi, e alcuni esempi di muralismo (con bozzetti e riproduzioni) che l’artista realizzò in varie città d’Italia. A chiudere il viaggio nelle opere “dell’intellettuale indipendente” è l’omaggio dedicato alla compagna di vita, Tina Rossi Fiori, anche lei pittrice di origini sarde. L’esposizione è accompagnata da altre sezioni: i laboratori creativi dell’Istituto per l’Arte Sacra – diciotto sono i lavori, per lo più inediti, realizzati tra gli anni ’60 e ’70 nei laboratori di ebanisteria, oreficeria e architettura diretti da giovani artisti chiamati da Enzo Rossi – e, in esclusiva, “Gli Artisti umbri a Villa Massimo” (Roma) – sezione dedicata alle opere di Leoncillo, Enzo Brunori, Vittoria Lippi, Romeo Mancini e Ugo Rambaldi, artisti che, negli anni del dopoguerra (tra il ’50 e il ’54) raggiunsero Rossi nella sua Villa Massimo a Roma in cerca di ospitalità.
La mostra, a cura di Enrico Crispolti, Massimo Duranti e Orietta Rossi Pinelli (figlia del Maestro), si protrarrà fino al prossimo 4 dicembre. Visitabile dal martedì alla domenica (ore 10-19 nel mese di ottobre e ore 10-18 nei mesi di novembre e dicembre). Per informazioni visitare il sito ufficiale del Comune di Perugia o di Sistema Museo.