In occasione del quinto centenario della sua nascita, Ascanio della Corgna diventa protagonista di una mostra dell’Agosto Corcianese incarnando la figura di un condottiero che si muove tra passato e presente. Ci porta alla scoperta della mostra uno dei due curatori, Francesca Duranti.
di Francesca Cecchini
“Fiero Condottiero, Allegorie tra arte e design su Ascanio della Corgna”, questo il titolo della mostra itinerante in scena a Corciano nell’ambito dell’Agosto Corcianese, curata da due capisaldi come Francesca Duranti e Andrea Baffoni. Nel quinto centenario della nascita del Condottiero anche il borgo umbro sceglie di indagare la storia del marchese sovrano di Castiglione del Lago ma di farlo collocando il tema del “guerriero” ai nostri giorni, al nostro vivere quotidiano, offrendo così uno spunto di riflessione sulla condizione del fare arte oggi.
“Quando il sindaco Betti ci ha comunicato il tema di quest’anno – ci spiega Francesca Duranti -, ci ha chiesto se avremmo potuto allestire una mostra che, però, parlasse di linguaggi contemporanei. Corciano è infatti uno dei pochi comuni che crede nelle nuove generazioni e da sempre cerca di promuovere e sostenere i giovani artisti. Nel borgo si lavora in un’atmosfera molto serena ed il primo cittadino è molto sensibile non solo all’arte ma anche al design. Abbiamo perciò coinvolto più realtà come l’Accademia delle Belle Arti e il NID (Nuovo Istituto Design)”.
Ascanio Della Corgna e il suo tempo rivisitato in chiave contemporanea.
Il tema è stata una sfida per noi perché parlare nel contemporaneo di un condottiero non è semplice. I ragazzi, secondo me, hanno fatto un ottimo lavoro e sono riusciti a comporre opere molto interessanti riuscendo a raccontare il “guerriero” tra l’ironico e il serio.
Cosa combatte il vostro Fiero Condottiero?
Il nostro è un Condottiero contemporaneo che combatte contro la difficoltà di diventare un artista oggi e di inserirsi nel mondo dell’arte.
Quindi possiamo dire che l’artista diventa il “condottiero” nella mostra?
Si anche se non tutti gli artisti hanno dato questa linea alle loro opere. Molti hanno lavorato su commissione, come ad esempio la Fikrete Topalli (NdR. originaria del Kosovo). La Topalli ha composto l’opera “Incubo, ombra, fantasma” a tema perché lei la guerra l’ha vissuta. La sua interpretazione ci lascia intravedere che, nonostante le macerie c’è sempre speranza. Tra ruggine e ferrame che lei vedeva intorno a sé, le donne di una certa età continuavano incessanti il loro lavoro all’uncinetto. Lavoravano a scarpine per neonati (NdR. all’interno della grande palla in ferro arrugginito si possono infatti notare delle scarpine per neonati di color rosso).
Nella stessa sala ci sono delle fotografie che vedono protagonisti giovani guerrieri e degli abiti in pelle.
Sono di Alessandra Baldoni che è stata una delle prime artiste che abbiamo scelto. Le fotografie sono state scattate per una mostra allestita tre anni fa e mostrano questo mondo che si colloca tra Giovanna D’Arco e il Condottiero. Sullo sfondo il Lago Trasimeno, dove è nata, che l’ha sempre ispirata. Sono fotografie calzanti per la nostra esposizione non tanto per l’abbigliamento che ricorda il Medioevo, ma perché hanno una grande forza soprattutto se osservi bene le donne. Sono donne sognatrici ma forti. Per quanto riguarda gli abiti, come ti dicevo prima, il sindaco voleva anche design per cui ci siamo rivolti a Filippo Sanini che da tre anni ha una sua linea umbra, Somewhere in Umbria. La sua ispirazione viene dalle sue radici, dalla sua terra e l’Umbria come iconografia si ispira sempre al Medioevo. Fanini è originario di Torgiano ed è molto legato al borgo, alle tradizioni e questo si evince dalle sue creazioni. Sono tutti abiti di pelle, fatti a mano, ispirati appunto al “guerriero”, la sua collezione dell’anno scorso è stata utilizzata anche dal gruppo dei Negramaro durante il recente tour. Dopo aver visto questa collezione ed averlo intervistato per Obiettivo Impresa, ho pensato fosse perfetto perché sembra decisamente vestire un “condottiero contemporaneo”.
Alcuni elementi di color rosso catturano l’attenzione appena si entra in sala.
Sono opere di Jelena Panjkovic che abbiamo selezionato dopo averle viste in una mostra allestita nello Spazio Trevisonda a Sant’Erminio sui simboli del potere. Da questa abbiamo estrapolato gli emblemi più attinenti al filo conduttore della mostra di Corciano, una corona, una clessidra, una lancia, uno scudo, uno specchio…
C’è un unico abito femminile in mostra (Morgana) collocato al centro della stanza in tutta la sua magnificenza.
L’abito è di Laura Patacchia ed è stato creato con dei fili di nylon, cavi di acciaio rivestiti in pvc, fili di ottone e cachemire. È stato tutto lavorato all’uncinetto, proprio come una Penelope. Quest’abito lo possiamo interpretare come appartenente alla moglie del Condottiero.
Cosa rappresentano i quadri che “accompagnano” l’abito e che hanno come elemento principale degli aghi?
Da sempre la Patacchia lavora sul ricamo, sul cucito, sul tessere e quei quadretti, una vera e propria “chicca” secondo me, li compone con una simmetria in cui inserisce dei frammenti di abiti e di merletti. Il suo lavoro molto intimista riconduce sempre ad una memoria, in qualche modo, legata al mondo prettamente femminile. Anche in queste opere c’è molto della tradizione artigiana che fa parte molto della nostra terra, da lei rivista in chiave contemporanea.
Una video installazione va a comporre un ulteriore tassello della mostra. Tre immagini che rimandano al potere senza tempo di “culto”, “denaro” e “informazione”.
La video installazione è stata realizzata appositamente per la mostra da Giuliano Andreassi e Federica Braconi e ci riporta alla loro figura del condottiero di oggi e dei tre poteri: religioso, mediatico ed economico. Sotto, volta di schiena alle immagini, c’è una sedia antica illuminata come per far intendere che siamo sempre lì, tutti succubi di questo potere, dall’antichità ad oggi.
Arriviamo a Francesco Skizzo Marchetti che regala la sua interpretazione di Ascanio della Corgna in modo decisamente contemporaneo e sempre molto intrigante.
Francesco, che ha lavorato su tema, interpreta il Condottiero nella sua versione “pop”, molto scenografica e sempre molto ironica: il Condottiero morente, lo scheletro, il Condottiero più giocoso, a testa in giù, e la città da conquistare.
Come viene interpretata la Battaglia di Lepanto?
C’è una sala dedicata alla nostra interpretazione della battaglia di Lepanto ed è composta da un quadro di Roberto Ghezzi, “Physis”, che è un iperrealismo del Lago Trasimeno, uno skyline di acqua, il Galeone di Cristiano Carotti (che ha passato in vetroresina un galeone distrutto e lo ha illuminato con luci led, rendendolo molto contemporaneo) e un abito medievale di Fanini.
Camminando nel borgo, nella piazzetta sopra la Taverna del Duca, ho visto una grande vela. Così, per come è collocata, sembra rimandare l’immagine del ponte di una vecchia nave. Un’opera molto suggestiva.
“La mort n’existe plus” è un’opera di Pierre Moretti che ha lavorato a tema e ha composto questa vela gigantesca sporca di sangue.
Il NID come si inserisce nella mostra?
Ho chiesto agli studenti del primo anno, quindi, studenti giovanissimi, di provare a sperimentare una fotografia a tema dando loro così l’opportunità di confrontarsi, a diciotto-diciannove anni, con una vetrina importante come quella di Corciano.