Franco Venanti, sotto la falda del suo cappello, lo sguardo posa sulla sua Perugia. La sua terra per sempre. Dove è cresciuto insieme alla sua arte innata, ai suoi colori, ai suoi personaggi immobilizzati nel tempo
di Pierpaolo Vicarelli
Franco Venanti parla del Novecento di cui si sente testimone autentico. Parla del suo cammino, volge lo sguardo al passato, ma è sempre attivo nel suo presente, pur ricordando i primi passi raccontati con il pennello in mano, seguendo il suo talento, la bottega del padre, laprima mostra nei negozi di Corso Vannucci, il suo maestro Adalberto Migliorati che definisce essenziale ed insostituibile, anche nella ricerca della fede. Un uomo raro eppure così umano da chiedere sul letto di morte la lettura dei Fioretti di San Francesco con l’eco del Cantico delle Creature, alla ricerca dell’ultimo conforto che solo “sorella morte” può dare. Sono queste le sensazioni mistiche che il maestro Venanti ha espresso il 6 novembre 2017, nel giorno del suo ottantasettesimo compleanno dinanzi all’affetto di tanti amici ed estimatori. Un artista che ha lavorato per la sua città ed è vissuto della sua arte. La sua casa e il suo studio sono un piccolo cosmo in movimento, colmo di reperti, dove si respira la creatività dell’uomo in una atmosfera universale che penetra entro i sentimenti. Le sue opere sono un’apertura verso gli altri, nel rispetto delle culture e dei pensieri liberi. Un anelito d’amore verso la fratellanza, elemento essenziale per la sopravvivenza umana. Nei segni dei suoi tratti pittorici si scorge così un umanesimo che abbraccia tutte le creature, rappresentate nell’ultimo dipinto “San Francesco e il lupo”, dove si percepisce la spinta profonda verso il bene riconciliatore che può rendere mansueta anche una bestia feroce, circondata da un volo di tortorelle che sembra emozionare persino il paesaggio umbro circostante. Con questa opera il maestro perugino ha voluto promuovere una iniziativa di beneficenza firmando una serie di riproduzioni dalle quali ricavare una somma di denaro da donare ai poveri.