Questa è la vera natura della casa: il luogo della pace; il rifugio non soltanto da ogni torto, ma anche da ogni paura, dubbio e discordia. (John Ruskin).

di Alessandro Albano

In questi tempi di quarantena, il luogo dove si tornava stanchi a far riposare anima e corpo dopo il tran tran del vivere quotidiano all’improvviso, è diventato il nostro “tutto”… il posto di lavoro, la ludoteca, il luogo di culto, l’angolo di riflessione ma anche la smaterializzazione dei rapporti umani in una ricerca frenetica di punti di riferimento “umani”, sociali, di un contatto (virtuale), dove l’unica speranza è quella affidata al tempo che scorre, al panta rei; quello stesso tempo a cui cerchiamo di aggrapparci per rallentare il frenetico cambiamento del mondo e delle cose, oggi diventa ad un tratto il nostro alleato di cresciata lenta.

In questi giorni diventa importante d’un tratto il luogo dove si abita; ed ecco emergere un antico problema o dilemma, quello della forma e della funzione del luogo in cui abitare. La forma segue la funzione coniato diceva Louis Sullivan, maestro di Frank Lloyd Wright il quale sosteneva, descrivendo l’architettura organica: “La Forma è conseguente alla funzione? Sì, ma di più: Forma e Funzione sono uno, s’identificano”.

Ed allora, autonomamente, perseguiamo una idea diversa che, indipendentemente dai singoli concetti, vede una fusione di elementi che spesso non è facile discretizzare ma che elementarmente potremmo individuare con la fusione del mondo dell’utilitas, della firmitas e della venustas, in una commistione in cui l’effetto è il piacere dell’uomo.

In questi giorni si parla di una variazione del mondo immobiliare dovuto alla necessità di avere maggiori e diversi spazi, uno spazio di ingresso ampio, per garantire l’immediato svestimento al rientro da casa, ma anche spazi per lo smartworking, per lo studio dei ragazzi, cucine ampie, balconi, terrazzi, spazi esterni, rivolgendo lo sguardo più ad una casa da vivere piuttosto che alla casa albergo a cui si era abituati. Ma non tutto trova e troverà risposta nello spazio fisico. Questo deve senz’altro, invece, agevolare e stimolare il giusto “mood” tale da rendere la casa stessa piacevole, accogliente, dinamica (attraverso la valorizzazione delle condizioni naturali o create artificialmente quali la luce, il freddo, il caldo, il vento, l’acqua, etc); questa è la sfida degli architetti e degli ingegneri nei prossimi anni e quella dei cittadini nel sapere cogliere le informazioni trasmesse da questi “muratori che parlano il latino” (cit. Adolf Loos) per renderle gioia e piacere a chi vive il realizzato.

Ed allora rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo di far tesoro del momento di riflessione datoci dal virus per creare un habitat più umano riposizionando il buon senso al centro di tutte le azioni umane e cercando di vivere armoniosamente con la natura ed i nostri simili.